Ti decidi a lavorare nel business della cultura o continui a fare la questua?

By | 17 aprile 2016

 

“La Regione non ci da i soldi e noi per protesta chiudiamo”. 

“Lo stato non ci aiuta, noi non riusciamo ad andare avanti”.

“Aspettiamo i fondi da mesi e abbiamo arretrati dovuti di migliaia di euro”.

 

Quante volte lo hai pensato o detto?

Quante volte lo hai visto accadere?

Quante volte hai scambiato questa frase con un collega?

 

marketing museale

Per chi ha a che fare con la cultura, frasi come queste sono un tristissimo leitmotiv.

In questi giorni, sui giornali locali e nazionali sta girando la notizia di un piccolo museo come il tuo che, stanco di lottare coi cavilli della burocrazia regionale, affamato e indebitato fino al collo, offeso nell’onore intellettuale, ha deciso di chiudere.

 

Non mi interessa commentare la notizia in particolare.

Come ben sai, i fatti particolari sono sempre conditi di infinite sfumature di “qualcosa di non detto” e “valanghe di non è esattamente così”.

Quello che invece mi interessa in questo articolo e trarre una riflessione da questo fatto di cronaca.

 

Oggi te la dico in modo rude ed esattamente come non vuoi sentirlo.

 

Se anche tu pensi di non riuscire ad andare avanti ancora a lungo e che tra poco dovrai anche tu chiudere i battenti del tuo museo, allora il tuo problema non sono la politica, i giochi di potere, la regione o lo stato.

Il tuo problema è che non hai capito che lavoro stai facendo.

Non hai capito che nel 2016 dirigere o amministrare un piccolo museo non vuol dire soltanto “operare nell’ambito della cultura” (cosa che, assolutamente, è) ma è anche e soprattuto essere nel business della cultura.

Esatto.

Lo so che non ti piace questa espressione, lo so che non ti piace parlare di “business” perché ti sembra una cosa da ignoranti e arrivisti, da persone che non hanno idea di cosa sia la cultura, una “americanata”.

Mettiti in testa e accetta una volta per tutte che creare reddito da un’opera d’arte non è un reato etico.

Reato etico è non sfruttare il nostro patrimonio culturale e continuare a fare i mendicanti di un sistema che ti tiene sotto scacco.

Ovviamente so perfettamente che non puoi rinunciare da un giorno all’altro all’aiuto dei fondi comunitari: sei ad uno stadio troppo avanzato per cambiare stile dall’oggi al domani; né tantomeno, oggi, hai gli strumenti base per cominciare a lavorare come si deve nel business della cultura.

So pure però che, se non inizi oggi, domani il prossimo museo che chiuderà o che si metterà a fare poveri giochi politici con la politica (scusa il gioco di parole ma è voluto ed è voluto anche che tu ne avverta il paradosso e il pericolo) sarà il tuo.

Ma che ne fai di tutte queste energie spese per fare avanti e indietro dalle stanze del potere?

Per rilasciare dichiarazioni al vetriolo e organizzare movimentazione dell”intelligentia” locale?

Per contare nervosamente i ritardi dell’erogazione dei fondi che ti sono dovuti?

Che risultato porta tutto questo impegno?

In che tempi?

Se conosco bene (come conosco) il settore, la risposta a queste domande sono, nell’ordine, “poco” e “parecchio”.

Sì, esattamente in questa sequenza: poco risultato per il tuo impegno e parecchio tempo buttato.

 

Ma tu che valore dai alle tue energie?

Che valore dai al tuo lavoro?

Che valore dai al tuo tempo?

Se lavori in un museo e sei il mio target, ovvero il tipo di persona alla quale mi rivolgo, allora ami il tuo lavoro e vuoi fare il possibile per ottenere il massimo dal tuo museo.

Bene,

sappi che non farai il bene del tuo museo impiegando il tuo tempo e le tue energie ad elemosinare fondi.

 

Ti ripeto questo concetto praticamente ad ogni articolo.

 

Fai una cosa, prendi metà delle energie che stai sprecando oggi e dedicale a scaricare e leggere questo report.

Te lo chiedo per favore perché io ci tengo davvero tanto al nostro patrimonio culturale e ci tengo che possa diventare una risorsa economica, ci tengo che possa creare posti di lavoro e che il tuo piccolo museo possa trasformarsi in un esempio di eccellenza.

Se sei scettico, ti prego, prendi un’ora del tuo lavoro e leggi il report “10 semplici mosse per ottenere il massimo dal tuo museo”.

Se hai davvero poco tempo (e se non hai ancora iniziato a vedere le cose in una prospettiva diversa, sono certa che non ne hai), se non ti fidi perché pensi che sia tutto perduto, fai una azione molto più semplice: sfoglia queste slide, in meno di 10 minuti apri, scorri e chiudi il file.

Pensa che è il tipo di azione che puoi fare mentre fai anticamera davanti la porta dell’assessore di turno.

Se pensi che tra le slide che ti ho consigliato ci sia qualcosa di buono, allora dedicagli più tempo.

Se pensi che non siano tutte sciocchezze, prendi i consigli che ti convincono di più e inizia a metterli in pratica.

Se proprio non ti convinco, mentre pensi che non ci sia nulla da fare e stai per fare l’ennesimo colloquio inutile con l’assessore, fai una cosa: senza un motivo, raccogli gli indirizzi email dei tuoi visitatori (chiediglielo sempre prima) un giorno, forse, quando vorrai seguire qualcuno dei miei consigli, quando sarai stanco di aspettare o non ti rassegnerai a chiudere, quando vorrai entrare nel business della cultura, quegli indirizzi ti torneranno utili.

Mi penserai e mi ringrazierai.

Non chiedo altro.

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